Cosa resta dell’Europa?

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Fabrizio Maronta

La storia non finisce con l’Europa, ma l’Europa può ben restare vittima della storia. L’eurocentrismo cui secoli di primazia culturale, tecnologica e geopolitica ci hanno abituati, ci impedisce spesso di cogliere la sopraggiunta perifericità di un continente – e delle sue espressioni istituzionali, come l’Unione Europea – che è modesta appendice geografica della massa asiatica. E che ormai si configura geostrategicamente residuale rispetto ai grandi attori intenti a contendersi “un posto al sole” nei futuri equilibri mondiali.

Residuale non vuol dire però irrilevante. Per benessere, ricchezza e proiezione culturale, collocazione geografica e capacità economico-tecnologica, il continente europeo resta area d’influenza imprescindibile per qualsiasi attore esterno con ambizioni da grande potenza. Tuttavia, l’Europa è al contempo troppo piccola, divisa e demograficamente anziana per poter pensare, nel prossimo futuro, di recuperare quella dimensione “imperiale” cui pure alcuni paesi europei – Francia e Inghilterra su tutti – continuano a guardare con nostalgia e frustrato spirito di rivalsa.

Questa condizione di “minorità discreta” obbliga a un bagno di realismo e a difficili scelte strategiche forse procrastinabili, ma in prospettiva inevitabili. E non necessariamente nefaste, a patto di essere ben gestite.